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domenica 31 luglio 2011

assemblaggio

in attesa di poter fotografare i pasticci che sto terminando, posto alcune immagini di uno dei miei "assemblaggi" che appartiene alla parte più seria della mia creatività, quella che mi piace definire artistica:
particolari
a parete per una mostra

giovedì 28 luglio 2011

Crespi d'Adda

Oggi sono stata al villaggio operaio di Crespi d'Adda, in provincia di Bergamo (comune di Capriate San Gervasio) che dal 1995 è patrimonio dell’Unesco in quanto
“Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del sud Europa”.
La famiglia Crespi, originaria di Busto Arsizio, a partire dal 1878 ha costruito qui il proprio opificio lungo il fiume e, intorno alla fabbrica, ha realizzato il villaggio destinato ai dipendenti e alle loro famiglie.
entrata del cotonificio



Visione di una delle ciminiere



Il villaggio era fornito di tutti i servizi: chiesa (copia in dimensioni ridotte di quella di Busto Arsizio), ospedale, lavatoi, bagni pubblici, teatro, scuola (con libri e quaderni forniti dalla famiglia Crespi) e, in fondo al lungo viale, il cimitero
dominato dalla tomba di famiglia in stile eclettico e di ispirazione esotica.
Tutti gli operai avevano a disposizione una casetta, di ispirazione inglese, con orto e giardino
Successivamente vennero edificate ville per gli impiegati e i dirigenti
All’entrata del villaggio la villa-castello del padrone che “regnava” provvedendo a tutti i bisogni dei lavoratori.
il verde attorno al villaggio
visioni del canale industriale ad uso dell’opificio
l'Adda

La fabbrica ha smesso la produzione nel 2004, mentre le case e le ville
continuano a essere abitate.
Un incredibile salto in piena Rivoluzione Industriale. Purtroppo, nonostante la tutela Unesco, il villaggio soffre di un urgente bisogno di intervento
Per saperne di più: Crespi d'Adda

mercoledì 27 luglio 2011

cellular miao

dopo aver cucito il contenitore per l’mp3 di mia figlia, ho pensato che anche il cellulare necessitava di protezione, qualcosa di un po’ più giocoso, più pupazzoso:
particolare dell'apertura fatta con il velcro

aperto


retro

nella coda ho messo del fil di ferro leggero per poterla, di volta in volta, modellare in una nuova posizione

questo post ha partecipato al Linky Party di Topogina
e ora partecipa a:
a tema:
 

martedì 26 luglio 2011

nuova vita al bonsai

era vissuto un battito di ciglia. Una volta perse tutte le foglie abbiamo continuato a tenerlo così, triste e spoglio, fino a quando non ho deciso che era giunto il momento di dargli un vestitino kitch




con questo post partecipo al Linky Party di Alex

domenica 24 luglio 2011

C’era una volta un piccolo naviglio…che non sapeva, non sapeva navigar - tutorial

Una scorpacciata di 1 kg di gelato mi ha lasciato in dono una vaschetta blu di plastica, ottima per contenere le mollette da utilizzare per stendere sul balcone.
E' però piuttosto triste, ispirata dalla forma, ho deciso di trasformarla in una barca-zattera.
Occorrente:1 vaschetta per il gelato vuota (la mia è da 1kg)
1 bastoncino a sezione tonda da 0,4 mm
1 spiedino
un po’ di corda
1 molletta
alcuni ritagli di stoffa per le vele
alcuni nastrini
filo per le cuciture
Per prima cosa ho legato fra loro, con alcuni passaggi di corda incrociata, i due bastoncini,
cercando di dare un’inclinazione allo spiedino.
Ho poi ritagliato, da un avanzo di vecchio lenzuolo, un rettangolo
i cui lati corrispondono alle distanze A-B e B-C segnate in immagine
e ho provveduto a fare un orlino su 3 lati (lasciando libero quello che andrà a legarsi allo spiedino) con un punto passante in colore contrastante
per rendere la vela più allegra, ho applicato delle toppe sulle due facce
ho quindi cucito, con punto passante, la vela allo spiedino e fissata al bastone verticale
Ho ritagliato a occhio, da un avanzo di cotone a quadretti, un triangolo facendo attenzione che le misure non superassero le distanze A-B e B-C segnate in immagine.
E ho eseguito un orlino su tutti i lati con punto passante in colore contrastante,
Quindi ho legato la vela al bastone e allo spiedino.
Ho bucato con un punteruolo la vaschetta a prua e a poppa.
Per rendere stabile la struttura, ho incollato il bastone principale a una molletta e questa alla base della vaschetta, ho poi legato le vele allo scafo facendo passare il filo attraverso i buchi.
Non manca che aggiungere qualche nastrino
E la barca è finita, pronta per accogliere le mollette

con questo post partecipo al Linky Party di Topogina